Mentre il brand marketing sta acquisendo riconoscimento come elemento chiave e distintivo nel marketing B2B SaaS, sembra che dobbiamo ancora respingere diverse idee sbagliate prima di ottenere budget o l'approvazione delle campagne.
Questi miti spesso portano a perdere opportunità, tagliare i budget e, di conseguenza, a una rapida svalutazione del valore del brand per le aziende B2B SaaS. Ecco alcuni dei miti più diffusi e perché non corrispondono al vero.
Nota della redazione: Questo articolo è stato adattato dal webinar Brand Marketing per i CMO B2B di The CMO Club con Liam Moroney, CEO di Storybook Marketing.
Falso mito n. 1: Il Brand Marketing B2B è solo per le grandi aziende
Questa convinzione nasce dal presupposto che per fare brand marketing serva un grande budget. La realtà? La costruzione del brand è indipendente dalla scala.
Certo, aziende come Salesforce e Adobe possono permettersi di dipingere Times Square di blu o rosso con i loro cartelloni pubblicitari. Ma anche le realtà B2B più piccole possono costruire brand forti attraverso:
- Messaggi coerenti
- Posizionamento accurato
- Mantenere fede a una prospettiva distintiva nel loro settore
- E mantenere le promesse
Falso mito n. 2: Il brand marketing è solo pubblicità vistosa
Quando i manager B2B sentono parlare di "brand marketing", spesso pensano a campagne creative costose dal ritorno sull'investimento dubbio. Questa visione rigida mette fin da subito il brand marketing sotto una luce negativa.
Ma come sottolinea Liam, “Il brand è reputazione e la reputazione conta tantissimo.”
Ogni interazione con i clienti, dalla qualità di prodotti e servizi all’assistenza clienti e alla nostra presenza online, contribuiscono a formare la percezione che prospect e clienti hanno del nostro brand. Anche i contenuti di thought leadership, il coinvolgimento della community e le partnership che creiamo giocano un ruolo importante nella costruzione del brand.
Falso mito n. 3: Gli acquirenti B2B sono puramente razionali
Noi marketer B2B abbiamo troppo a lungo dato per scontato che i nostri acquirenti prendano decisioni solo in base a funzionalità, check-list complesse e prezzo. Ma le ricerche dimostrano regolarmente il contrario.
“Le persone nel B2B non sono così razionali come vorremmo credere”, afferma Liam. “Quando compri qualcosa per conto di un’azienda, corri un rischio enorme.” Questo rischio fa sì che fattori emotivi come fiducia, riduzione dell’ansia, reputazione e benefici per la carriera dell’acquirente siano spesso più determinanti di quanto vorremmo ammettere nel processo di acquisto.
Falso mito n. 4: Il brand non può essere misurato
La difficoltà nel quantificare l’impatto del brand lo relegava spesso a semplice “nice-to-have” invece che una vera necessità. Tuttavia, nuove tecniche di analisi e modelli di misurazione rendono il contributo del brand più visibile che mai.
Le aziende B2B possono monitorare salute e impatto del brand con metriche come share of search, brand awareness, analisi del sentiment e customer lifetime value. In più, la capacità di far pagare di più grazie alla forza della marca è un ottimo indicatore del successo del brand.
Misurare il brand forse non è così lineare come calcolare la percentuale di click, ma è fattibile.
Falso mito n. 5: Il brand è separato dalla demand generation
Forse il mito più dannoso di tutti è considerare brand e demand come forze che competono per lo stesso budget. Brand marketing e demand generation non sono in opposizione, ma si completano e rafforzano a vicenda.
“Il brand marketing serve a cambiare le opinioni e le prospettive, mentre il performance marketing ne aumenta l’efficacia,” spiega Liam.
Un brand forte rende la demand generation più efficace: aumenta la considerazione, riduce le frizioni, migliora i tassi di conversione e permette di applicare prezzi premium. In altre parole, il brand marketing crea le basi per una demand generation di successo.
Perché impegnarsi?
Perché queste convinzioni sbagliate ci frenano. E una volta che riconosciamo che costruire un brand non dipende dalla dimensione aziendale, va oltre la pubblicità, e può essere misurato, possiamo creare programmi di brand che risuonano davvero con il nostro pubblico di riferimento, ottenere più budget e posizionare il brand marketing come punto cardine della nostra strategia.
E ora?
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